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L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre

L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre
“Eccoli, gli sciocchi. Uomini. Animali. Maiali. C’è poi così tanta differenza? Sono arrivati qui spossati dai viaggi e della intemperie, cercando quello che ogni maschio insegue. Cibo. Riparo. Una donna che li accudisca. La proiezione della loro madre. Che noia, questi uomini!” Comincia così il capitolo del libro dedicato a Circe, la maga, ennesima vittima delle seduzioni di Ulisse durante le sue peregrinazioni. E continuerà un po’ così per tutto il resto del libro, perché poi, in fondo, il punto è proprio quello. Raccontare l’Odissea dall’altra parte.  Dalla parte di chi resta, invece di chi riparte sul suo legno leggero. Dalla parte di chi entra nella vita di Ulisse solo per uscirne e non rientrare mai più, a parte nelle varie comparsate delle memorie del lungo viaggio che poi non è altro che l’Odissea, appunto. Quindi una serie di ricordi e nient’altro. Brutti ricordi, ci aggiungo io, perché quell’uomo che vaga per dieci ulteriori anni lontano dalla sua reggia, dalla sua famiglia e dalla sua inevitabile Itaca, probabilmente tutto vorrebbe fuorché essere costretto a visitare i talami di tutte coloro che lo ospiteranno. E questo libro, purtroppo, fallisce al racconto di ciò che sentono loro che sono le vere protagoniste...

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