Tra paesini, sorgenti, e antiche capitali


Cosa mangiare ad AndrosFourtalià, piatto locale

Per essere così grande in estensione, ossia la seconda isola delle Cicladi dopo Naxos, Andros è pochissimo popolata, pochissimo costruita, pochissimo conosciuta fuori dai confini nazionali ellenici.
Eppure, in patria, le reputazione è alta: vediamo di squarciare un piccolo velo e incuriosirvi sull’origine di una fama ben meritata.
Facciamo un giro virtuale per l’isola, ogni viaggio che si rispetti comincia sempre dal computer di casa, no?
“Orgoglio, appartenenza, sensazioni: i tasselli sono decisamente a posto. Non tutto è ancora anestetizzato dal business.”
Quattro sono i centri principali, più una pletora di piccoli villaggi uno più incantevole dell’altro, anche se la maggioranza dei visitatori si divideranno solamente tra due, le due vere anime pulsanti dell’isola, Batsi e Chora.

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GAVRIO

Nonostante questo, il primo contatto con l’isola sarà sempre dato da Gavrio, il suo porto, dove gettano l’ancora proprio tutti i traghetti. Che non era, in tempi antichi, il porto dell’isola: le navi infatti si fermavano a Chora, creando troppo trambusto per i ricchi e potenti capitani ed armatori andrioti. Utilizzando il loro potere per trasferire la fermata, hanno cambiato le sorti di Gavrio, allora poco più che uno sparuto gruppo di case di pescatori. La mossa ha avuto successo, Gavrio è meno esposto ai venti del nord e si trova sulla costa giusta per raggiungere più velocemente Tinos e Mykonos in linea retta da Rafina, il porto di riferimento di Atene. Seppure modesta, ci piace questa piccola cittadina, classica nella sua grecità: insegne colorate di agenzie viaggio, taverne, bar sonnacchiosi dove incontrare vecchi lupi di mare e i giovani ragazzi che non hanno ancora lasciato l’isola in cerca di fortuna. Una chiesa forse troppo sproporzionata rispetto alla dimensioni del porticciolo, un parco giochi fonte di vita e di gioco per tutti i bambini della zona, case bianche che puntellano l’arido paesaggio dei dintorni. Passerete sempre di qui anche per cercare le isolate, remote, mistiche spiagge della costa nord, come Fellos e Vlihada. Da esplorare sempre su strada sterrata, quello a nord di Gavrio è un mondo silenzioso e battuto dai venti, selvaggio, incontaminato, proprio come ci si aspetta da un’isola che non ha ancora venduto l’anima alla massa e al cemento.
Noleggiata un’auto, è tempo di percorrere la costa più umanizzata, quella che si affaccia a sud-ovest, che dà verso il continente, e che attraverso un paio di ottime spiagge e altrettanto gradevoli località balneari (Kypri) conduce sino al golfo dove è costruita Batsi, la località più famosa, più turistica, più chiacchierata di tutta l’isola.

i villaggi di Andros Batsi
Batsi dal mare
la spiaggia di Batsi Andros
La spiaggia centrale di Batsi
cosa fare ad Andros
La spiaggia di Batsi
il mare di Andros
Spiagge a Batsi

BATSI

Batsi, la cui municipalità si chiama in realtà Hydroussa, è dunque il cuore vero di Andros, perlomeno in estate. Possiede i migliori alloggi, un bel porticciolo da diporto, la miglior successione di taverne e caffè, un paio di locali per tirare tardi, negozi, ma soprattutto è a brevissima distanza da ottime e sabbiose spiagge. Quella principale, bandiera blu, è sede di un sacco di manifestazioni di sport acquatici, è attrezzata e ha una sabbia morbida, calda ed avvolgente.
Batsi non appare sfacciatamente turistica nonostante lo sia, ed emana un’atmosfera sempre davvero piacevole. Batsi è perciò sole, azzurro e una birra ghiacciata subito dopo essersi tuffati in acqua.
La strada principale accarezza Batsi solo sulla sua schiena, il traffico sul lungomare è praticamente inesistente e non è cosa da poco conto, noi ci mettiamo in movimento e la percorriamo per intero e si comincia a salire. Il panorama è presto immenso, il mare scintilla qualche centinaio di metri sotto di noi, l’asfalto scava la montagna e incontra un paio di paesi, tra cui l’insediamento più antico dell’isola, Paleopoli, il cui porto è sepolto sotto l’Egeo, molti scalini più in giù. Tante ville, poco uomo in vista, è la luce la protagonista.
Dopo una decina scarsa di chilometri, la strada si biforca: possiamo scendere direttamente a Chora, passando per il bel villaggio di Messaria, che si specializzò nella seta e che la smerciava ai quattro angolo del Mediterreano. Possiamo fare un bagno nelle tre spiagge sottostanti, oppure proseguire alla scoperta della vallata più contadina, remota, affascinante dell’isola.

KORTHI

Prendiamo questa scelta, e vi diamo il benvenuto a Korthi.
Andros qui dà il meglio di sé: fico selvatico, fontane e trogoli, chiese antiche di chissà quanti anni, colombaie, fino a scendere nel pittoresco villaggio di Korthi, che è la naturale contrapposizione di Batsi. Semplicemente mare, onde, vento e una scorpacciata di pesce. Korthi non è per chi vuole farsi vedere ma per chi vuole, in tranquillità, essere, senza tanti giri di parole.
Siamo ormai sulla costa opposta a Gavrio e Batsi, una costa frastagliata, dura, severa. Per raggiungere la nostra prossima fermata, bisogna nuovamente salire, di molto, attraversando villaggi di marinai e capitani (Kochylou) e monasteri, altre colombaie, altre fontane di marmo, altri tornanti, sempre macchina fotografica in mano.

 

Andros villaggi KorthiKorthi

CHORA

È il momento di fare conoscenza del capoluogo, Chora. Mi ricorda un poco la città vecchia di Trapani per la sua posizione su una piccola penisola, che si allunga tra due ali di mare al fondo di una bella baia a mezzaluna, e sicuramente la città di Skopelos per stile e tegole rossissime dei suoi tetti. Le case qui sono tutte signorili, le facciate sono neoclassiche, pulite, l’architettura è un pennellata di colori pastello ed eleganti strade signorili. Chora è una città di cultura, di commercio, di relax, dove socializzare e dove bersi qualche ouzo in piazzetta all’ombra di un antico platano.
Il luogo più caratteristico, è sicuramente la spianata che si trova dove Chora termina e abbraccia i marosi, dedicando una statua ai suoi figli più importanti, quelli caduti in mare, che nessuno potrà mai dimenticare. Sacco in mano, l’ignoto marinaio se ne va. Tristezza, orgoglio, appartenenza, sensazioni: i tasselli sono decisamente a posto. Non tutto è ancora anestetizzato dal business.

 

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Chora e spiaggia
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