Nella botte piccola…

C’è l’imbarazzo della scelta di panorami, bagnasciuga, e sensazioni. Come potrebbe essere altrimenti in un’isola così marginale eppure così autentica?
A soli 10 minuti di bus dal porto, 3 km di una strada che si arrampica sul fianco della montagna tra un tornante e l’altro, Chora è l’unico villaggio abitato tutto l’anno da 270 moderni eremiti.
È talmente bella che sembra dipinta su qualche tela oppure uscito da chissà quale documentario di National Geographic. Forse uno dei più iconici di tutte le Isole Cicladi.

 

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I vicoli di Chora di sera

 

Ogni tanto si affaccia qui e là una sparuta pensioncina, un tot di negozi e appare un bar, sempre con una vista mozzafiato sul mare sottostante. Chora, costruita su un eccezionale balcone naturale sul mare sottostante, si esplora in orizzontale: spalle al Kastro, il gruppo di case più antiche, si è direttamente proiettati su un mare limitato solo dall’orizzonte.

IL VILLAGGIO È TALMENTE BELLO CHE SEMBRA DIPINTO

Nessuna macchina, architettura tipica che qui si esprime in una miriade di piccole case con il tetto a semibotte: più economiche da costruire, e in più antisismiche. Il bianco domina, ovviamente. Il vento si intrufola tra i vicoli, la fermata dell’autobus è il luogo più ventoso conosca: attenzione a guidare il motorino, l’asfalto è liscio e guidare controvento non è uno scherzo. Ogni pochi passi, spunta fuori un antico forno circolare, di cui tanti sono usati anche oggi per fare il pane.
Il bello di passeggiare per Anafi è che i locali li vedi, non sono chissà dove nascosti: le porte sono aperte, si vedono tv che raccontano della crisi e donne fare le pulizie, e uomini che le aiutano e magari ti fermano per bere insieme un raki.
L’inverno è duro, ad Anafi. Buio, e freddo, e solitudine. Bisogna avere una grande famiglia per resistere, e caricare la batteria prima della stagione turistica. Ma il legame con l’isola è forte e se negli anni sono stati tantissimi ad aver cercato la fortuna oltreoceano, adesso tutti cercano di rimanere. Magari creando delle eccellenze in cucina, come Margarita Kalogeropoulou.

Bisogna invece scendere in riva al mare per prelevare dal bancomat. Chi è affamato troverà ad Agios Nikòlaos come è anche chiamato il porto anche un paio di taverne dove sfidare l’appetito.
Sicuramente il porto di Anafi, con le sue case costruite proprio sotto una roccia, è decadente e pittoresco, demodè e marinaro. Un amore totale.
Qualche barca da pesca, qualche rete stesa ad asciugare sul lungomare, pescatori che massaggiano i polipi per renderne tenera la carne per la cena. Questa è la scena che si ripete da anni immemori. Il molo grande, dove attraccano i traghetti, sembra lontano e deserto.

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Chi ama camminare, e non ha paura di un’impegnativa salita sotto il solleone, potrà decidere di raggiungere Chora a piedi, il sentiero è segnalato e ben tenuto; passeggiata che dà ancra più soddisfazione è quella che conduce alla vicina spiaggia di Klissidi e successivamente a quella di Katsouni.

 

Godere dei suoi panorami, perdersi nella bianchissima Chora, cercare con passo lento le più belle spiagge sul lato sud dell’isola, in fondo non si può sbagliare. In armonia: amo come questo ad Anafi sia ancora, squisitamente, possibile. La conta dei luoghi in cui questo è ancora possibile si restringe sempre più, fortunato chi si voglia regalare l’opportunità di respirare così piano.

 

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