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Quartieri di Atene

Quartieri di Atene

Syntagma e dintorni

Piazza Syntagma e le sue adiacenze racchiudono alcuni dei luoghi e dei monumenti più iconici dell'intera grecità contemporanea. Partendo da sud, abbiamo il polmone verde del centro, il Giardino Nazionale, che ospita al suo interno lo Zappeion e il Palazzo Presidenziale. Nell'angolo a nord ovest del parco sorge il palazzo del Parlamento ellenico, tanto per intenderci quel parellelepipedo beige presso il quale tutti si fermano ad ammirare il cambio della guardia dei soldati euzoni. Di fronte ad esso si apre la piazza vera e propria.

Letteralmente «Piazza della Costituzione», Plateia Syntagma ha dimensioni colossali (misura circa 25.000 mq) ed è sede di uno snodo fondamentale della metropolitana: qui, infatti, fermano sia la linea 2 che la linea 3. Vi affacciano caffè, catene internazionali di fast food e quell'Hotel Grande Bretagne che tanta parte ha avuto nella storia recente del Paese. Cinque stelle lusso con piscina a sfioro vista Acropoli, ha saputo rispolverare l'originaria opulenza vittoriana dopo essere stato il quartier generale del Terzo Reich negli anni dell'occupazione e luogo privilegiato per i negoziati tra Churchill e Papandreou in quelli della guerra civile.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo in zona Parlamento. Forse non tutti sanno che nacque come Palazzo Reale, edificato per il primo sovrano di Grecia Ottone tra il 1836 e il 1843 da un architetto bavarese (come del resto quel re imposto dall'alto). Il Monumento al Milite Ignoto, che sorge lì di fronte e dove precisamente avviene il tanto fotografato cambio della guardia, gli è successivo di circa un secolo, essendo stato completato nel 1932.

Atene Parlamento Piazza Syntagma

L'imponente sagoma del Palazzo del Parlamento, nato come Palazzo Reale

Ma il vero capolavoro, qui intorno, è il parco, anch'esso nato come Giardino Reale e diventato poi Giardino Nazionale. Per realizzare il suo nucleo originario la principessa sassone Amalia, novella sposa di Ottone, si fece arrivare migliaia di piante dalla nostra Genova e ne affidò la disposizione al migliore architetto del paesaggio di allora. Nel corso dei secoli, le sue fresche ombre e i suoi scorci incantevoli hanno ammaliato viaggiatori da ogni parte del mondo, comprese alcune celebrità: i De Chirico bambini (Giorgio e Andrea, meglio noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio), la diva Eleonora Duse e Henry Miller, che ne lascia testimonianza scritta.

Degno di una menzione a parte è anche lo Zappeion, realizzato lì nei pressi nel 1888, uno degli edifici simbolici di quel fervore neoclassico che investì la capitale greca nell'Ottocento. I primi a sostenere l'esigenza di un ritorno ai valori estetici della classicità greca furono Re Ottone e i suoi architetti, seguiti a ruota da archeologi come Schliemann e da uomini di potere di varia caratura, come il filantropo Evangelos Zappas. Fu proprio quest'ultimo a volere la costruzione di un edificio multifunzionale a sud del parco, che avrebbe avuto pianta semicircolare e la cui facciata sarebbe stata caratterizzata da un avancorpo colonnato. Sempre a Zappas si deve il primo progetto di rinascita delle Oimpiadi in epoca contemporanea. Lui purtroppo non visse abbastanza a lungo per vederlo, ma il suo sogno divenne realtà nel 1896, quando ad Atene si tennero i primi Giochi Olimpici dell'era moderna. Alcune gare, come quelle di combattimento, furono ospitate proprio nello Zappeion.

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Un delizioso scorcio del Giardino Nazionale e il portico colonnato dello Zappeion (©Wikipedia)

L'architetto che si occupò dello Zappeion fu Theophil Hansen, figura fondamentale nell'ambito del rinnovo urbanistico dell'Atene ottocentesca. Portano la sua firma due dei tre edifici che compongono la cosiddetta Trilogia Ateniese: la conoscete? Si tratta di quei tre palazzi costruiti uno di fianco all'altro che vi si parano di fronte quando uscite dalla fermata Panepistimio della metro. La cifra stilistica è evidente: siamo di fronte a un'esaltazione dei canoni dell'architettura classica... in salsa mitteleuropea. Non a caso, in quegli stessi anni Hansen fu a Vienna per progettare alcune costruzioni che sarebbero rimaste iconiche nel nuovo profilo della città: il Parlamento, il Palazzo della Borsa e il Musikverein (da cui ogni Capodanno viene trasmesso il celebre concertone di valzer di Strauss). Continua così piuttosto felicemente quella rivistazione della Grecia antica declinata secondo gusti più nordici che era cominciata con Ottone e la sua troupe di bavaresi.

Ma torniamo alla nostra Trilogia. Se l'edificio centrale, l'Università di Atene, fu costruito a partire dal 1839 su progetto del maggiore degli Hansen, Christian, gli altri due sono entrambi stati cominciati da Theophil per poi essere portati a compimento da un altro grande esponente del neoclassicismo ateniese, Ernst Ziller. Sulla destra, l'Accademia di Atene (iniziata nel 1859) fa il verso ad un antico tempio ionico, con la sua facciata a sei colonne e il frontone decorato con bassorilievi. Ad una certa distanza dal prospetto, due colonne isolate fungono da piedistallo per due protettori d'eccezione: Atena sulla sinistra e Apollo sulla destra accompagnati, in basso, l'una da Platone e l'altro da Socrate. A terminare questa piccola ma portentosa serie abbiamo la Biblioteca Nazionale, forse il palazzo più riconoscibile dei tre per quella scenografica scala a doppia rampa che lo precede. Anche qui le colonne della facciata sono sei, ma il loro stile di riferimento è quello dorico ed il frontone che le sovrasta è, a differenza di quello dell'Accademia, vuoto.

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La Biblioteca Nazionale, progettata da Theophil Hansen, è parte della celebre Trilogia Ateniese

Dietro questo paradigma di candore e di eleganza si apre Piazza Koraì, uno spazio allungato su cui sorgono sgraziati palazzoni in stile razionalista. A noi qui interessa un posticino poco conosciuto ma dalla rilevanza storica sensazionale, cui s'accede scendendo una scalinata che dal piano strada porta nelle vicinanze di una sala cinematografica sotterranea. Si chiama Koraì 4 e, tra il 1941 e il 1944, i suoi due scantinati funsero da centro detentivo gestito dal Kommandantur nazista per prigionieri politici in attesa di essere trasferiti in vere e proprie carceri, in campi di lavoro e di concentramento o di fronte alle corti marziali tedesche.

Per sfogare tutto il disagio del loro stato e per continuare in maniera alternativa la propria battaglia, i patrioti si esprimevano graffendo il muro con qualsiasi oggetto appuntito avessero a disposizione. Rimangono così visibili, nonostante i ripetuti ritinteggiamenti da parte dei tedeschi gestori del sito, numerosissime scritte relative a nomi propri, a condizioni («voglio/chiedo acqua», «(sono qui) ingiustamente») e alcuni disegni. Il repertorio si fa vario nei soggetti e nelle intenzioni: ritratti realistici si alternano ad altri più decisamente caricaturali (come quello di Mussolini, definito «prepotente» dalla didascalia che lo accompagna) e a mezzi di trasporto finemente tratteggiati fanno da contraltare alcuni schizzi più puerili, come quelli che raffigurano cuori trafitti e asini che si accoppiano. Troverete anche testimonianze relative a prigionieri italiani, tra cui una donna che segnò la propria data d'ingresso ma che, di fianco alla parola «uscita», non aggiunse nessuna specifica. Chissà se non ne ebbe il tempo o il modo: questo è solo uno dei tanti macabri misteri che il centro di detenzione nazista porterà con sé per sempre, ben racchiuso fra le sue spire.

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I tetri spazi di Koraì 4, meta poco conosciuta ma di notevole rilevanza storica

Una visita a Koraì 4 non è come una passeggiata tra le colorate vie di Plaka, richiede volontà e coraggio. Noi la consigliamo di cuore perché è un'esperienza unica, permette di conoscere da vicino un risvolto fondamentale della storia greca recente in tutta la sua cruda verità. Il sito è aperto dalle 9:00 alle 14:00, dal martedì al sabato, ed è a ingresso gratuito. Il personale è cordialissimo e competente.

Ma risaliamo in superficie e torniamo a respirare l'aria dell'Atene libera e vivace di adesso. La zona attorno a Syntagma pullula di edifici neoclassici, che vanno ad aggiungersi alla già folta schiera di quelli che abbiamo descritto in precedenza. Tra Piazza Syntagma e la Trilogia Ateniese troviamo il Museo Numismatico, nato come «Iliou Melathron» (ossia «Palazzo di Troia»), dimora voluta da quell'originale di Heinrich Schliemann che Troia la scoprì, nel 1872. Anch'esso progettato da uno degli architetti ricorrenti dell'Ottocento ateniesie, Ernst Ziller, è preceduto come la Biblioteca Nazionale da una doppia scalinata curva che dà movimento al prospetto. La facciata che dà sulla strada è invece composta da due loggiati in cui il bianco dei marmi risalta sul crema delle pareti esterne e sul rosso pompeiano di quelle interne. Se non per la sua importante collezione di monete, che ne conta circa 500.000, date una chance a questo palazzotto per la decorazione delle sue sale: affreschi e mosaici rendono omaggio al padrone di casa per mezzo di scene ispirate alla guerra di Troia o di precisi riferimenti alla professione archeologica (in questo senso dobbiamo interpretare i putti del salone, dediti a veri e propri scavi).

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Tra il Museo Numismatico e la Trilogia Ateniese fu eretta, tra il 1852 e il 1865, la Cattedrale Cattolica dedicata a San Dionigi l'Areopagita. Al suo nome e alla sua breve storia sono legati personaggi di spicco di levatura internazionale. Si comincia con l'architetto Leo von Klenze, un altro bavarese tanto per cambiare, celebre per aver realizzato in patria opere ispirate all'architettura greca antica più monumentale (suoi i Propilei a Monaco e l'imponente Walhalla presso Ratisbona) per finire con Juan Carlos I, che qui sposò la greca Sofia nel 1962. Preceduta da un porticato a colonne dietro cui spicca il tetto a salienti, che rispetta la maggiore altezza della navata centrale rispetto a quelle laterali, nel 1877 fu elevata al rango di basilica minore ed è ancora oggi l'unica chiesa cattolica di tutta la Grecia ad aver ricevuto tale investitura.

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L'attuale Museo Numismatico sorse come dimora dell'archeologo Heinrich Schliemann (©Wikipedia)

Su Piazza Klafthmonos dietro a Piazza Koraì, un'ampio spazio verde che costituisce una bella sorpresa nella cementificatissima Atene, sorgono le due palazzine che ospitano il Museo della Città di Atene. In particolare, quella che si trova al civico 7 è nota come «Palazzo Vecchio» perché, dopo essere stata edificata per volere del ricco banchiere Stamatios Dekozis-Vouros, divenne la prima residenza ateniese di Re Ottone e della Regina Amalia. Espone oggetti, opere d'arte ed elementi d'arredo identificativi della ricca borghesia della città a cavallo tra XIX e XX secolo. Anche in questo caso, vale la pena fare un salto da queste parti più per questioni di atmosfera e di valore architettonico che per la collezione in sé.

Giusto un isolato più a est si trova il Museo Storico Nazionale, allestito in questo domicilio a partire dal 1960. Accoglie i cimeli della Società Storica ed Etnologica di Grecia: una raccolta di armi, documenti e costumi tradizionali dalla caduta di Costantinopoli alla Seconda Guerra Mondiale che pone un accento particolare sugli anni della Rivoluzione Greca. Non a caso, nei giardinetti fioriti che gli fanno da preludio s'innalza una statua in bronzo del patriota Theodoros Kolokotronis a cavallo. L'edificio, nato come casa dell'industriale Alexandros Kontostavlos, ha cambiato mille pelli prima di giungere alla destinazione d'uso attuale. Nel 1833 fu scelto dal Re Ottone come residenza permanente della famiglia reale. Dal 1843 al 1854 fu utilizzato come sala riunioni del Parlamento e del Senato, fino a quando non bruciò in un terribile incendio. Fu poi sede della Facoltà di Tecnologia dell'Università e per sessant'anni, tra il 1875 e il 1935, sede del Parlamento Ellenico (non a caso, a volte si fa riferimento a questo palazzo come al «Vecchio Parlamento»).

Un altro slargo di rilievo è Piazza Kotzià, sotto all'angolo che via Stadiou (parallela interna di Panepistimiou) crea con Piazza Omonia. Sul suo selciato a quadrettoni troviamo di tutto: i resti archeologici della strada e delle tombe di Acarnia, visibili a cielo aperto; un'ampia fontana a più getti; palazzi risalenti a epoche differenti e d'importanza variabile, fra cui spicca la sede centrale della Banca Nazionale di Grecia. Questa, che sotto le sue placide forme lineari ed allungate sembra in tutto e per tutto un edificio unico, nasce in realtà a fine Ottocento dalla fusione di due palazzi: una residenza privata sulla sinistra ed un albergo sulla destra.

Mercato Centrale Atene Varvakeios

Il Mercato Centrale Municipale, per gli ateniesi "Varvakeios", offre uno spaccato verace della capitale (©Wikipedia)

Se ci spingiamo ancora più a sud, ai confini con il vivace quartiere di Psirri, c'imbattiamo in uno dei luoghi più caratteristici di tutta Atene, di quelli che incarnano la sua anima più verace: il Mercato Centrale Municipale di via Athinas, il cosiddetto Varvakeios. Tra quarti di bue appesi (un avviso per i vegetariani e per chi, in generale, ha l'olfatto sensibile: ancora più della vista, può essere disturbante l'odore) e tranci di pesce, composizioni di spezie e secchi di olive, questo è il posto giusto se volete vedere la vera umanità di Atene alle prese con la vita di tutti i giorni. Insomma, uno di quei pochi scorci autentici fino al midollo di questa capitale turistica dove camminare, comprare e mangiare come un ateniese DOC. Alcuni posticini come To Steki tou Maki cuociono alla griglia il pesce appena tolto dal banco: poche pretese estetiche, prezzi tanto bassi che da noi non sarebbe nemmeno possibile immaginarli, porzioni pantagrueliche e sapori di altri tempi. Aggelos Stavros Ouzeri il pesce, di varie forme e colori, preferisce friggerlo (e noi di certo non disdegniamo): anche questo locale arrabattato alla bell'e meglio ha un indice di gradimento altissimo fra chi di specialità di mare se ne intende. Si trova da queste parti anche quello che è forse il negozio più piccolo di Atene, To Balsamo: uno spaccio di spezie (e di spugne) affastellate soprattutto fuori da quel buco gremito, ma ordinatissimo, che è la bottega vera e propria. Allora, vi abbiamo convinti a fare un salto nel cuore del cuore di Atene? Credeteci, è un'esperienza da aggiungere all'elenco dei must visit!

Fermata della Metro: Syntagma, Panepistimio, Omonia

 

Plaka

Il quartiere di Plaka è quintessenzialmente ateniese, è il fulcro storico e turistico della capitale, il magnete con cui giocoforza ci confronteremo durante la nostra visita ad Atene. A Plaka ci si affollerà insieme a tutti gli altri turisti durante l'estate e la lunga scia dell'alta stagione, benché anche in inverno il quartiere non chiuda mai per ferie: è qui che si trova la famosa scalinata gremita di locali, che vi si sono arroccati a suon di sedie, ombrelloni e cuscini multicolori. Il bello è che, nonostante Plaka sia una zona altamente globalizzata e ogni giorno dell'anno ci si trovi a sentir parlare un centinaio di lingue diverse, il suo fascino ellenico non è andato completamente perduto. Ognuno, girovagando per le sue viuzze, si farà una propria idea su cosa significhi sentirsi cittadini del mondo senza perdere la propria identità d'origine.

Muoversi da Piazza Syntagma (dove si trova il parlamento e hub della metropolitana) verso Plaka è un gioco da ragazzi. Ad esempio, si può fare una passeggiata lungo via Nikis, più o meno parallela al trafficatissimo viale Vassilissis Amalias su cui affaccia il Giardino Nazionale, fino a via Kydathineon. Questa è la strada delle taverne, dove tutti almeno una volta ci siamo fermati per mangiare un boccone, o dove inevitabilmente lo faremo in futuro. Ancora qualche passo verso sud ovest ed eccoci in Adrianoù, l'iconica via dello shopping, che riesce ad incarnare tutto il meglio e tutto il peggio dell'ingegnosità ellenica nell'arco di poche centinaia di metri. Linda e sberluccicante, sempre categoricamente a tappo, bella e ruffiana, custode privilegiata dello chic ma anche del kitsch: come non adorarla?

Plaka Monumento Coregico Lisicrate scuola elementare Atene

Il Monumento Coregico di Lisicrate, a sinistra; l'antica Scuola Elementare neoclassica, a destra

Su Adrianoù affacciano un paio di chicche, di quelle davanti alle quali quasi tutti tirano dritto ma che noi vi consigliamo di osservare almeno per qualche istante: la Scuola Elementare ai civici 106-108, costruita nel 1875 in belle forme neoclassiche con tanto di colonne e timpano; e l'unica casa privata del periodo ottomano conservata in città, Palazzo Benizelos, al civico 96. Restaurato di recente ed aperto gratuitamente al pubblico, Palazzo Benizelos offre uno sguardo esclusivo su un'Atene che spesso tendiamo a voler dimenticare, quella dei quasi 400 anni di dominazione turca. È un piccolo angolo di paradiso, fresco e raccolto, che vi esortiamo a provare in prima persona quanto prima. Una manciata di metri più a sud, al limitare di uno dei confini di Plaka con l'Agorà Romana, sarà possibile imbattersi in altre due architetture risalenti al passato ottomano della città: il portale dell'antica Madrasa (in realtà di pertinenza del quartiere di Monastiraki) e l'Hammam dei Venti (su Kyrristou), anch'esso recentemente riportato agli splendori di un tempo. La panoramica sull'Atene turca sarà, così, un po' più completa.

Se da Kydathineon invece di Adrianoù avessimo preso Tripodon, ci saremmo ritrovati in quella che viene considerata la via più antica di cui ci sia stato tramandato il nome. Del Monumento Coregico di Lisicrate e di Odòs Tripodon nei pressi di cui esso sorge parliamo abbondantemente qui - link. In questa sede ci basterà ricordare che Piazza Lysikratous, da cui nasce la via, è stata sede dell'intrattenimento popolare per eccellenza nella Grecia del XIX e del XX secolo: il Teatro delle Ombre (Theatro Skion) con protagonista il buffo Karaghiozis. Yorgos Charidemos, appartenente ad una dinastia di artisti di questa branca teatrale, aprì la sua attività in zona nel 1969, per poi chiuderla una ventina di anni più tardi. Suo fratello piantò baracca e burattini (è proprio il caso di dirlo) ed aprì un museo dedicato al Teatro delle Ombre nel Centro Culturale Melina Mercouri, ospitato nell'ex-fabbrica di cappelli Poulopoulos, a Thissio. Anche questa è Atene, folks.

Per gli appassionati di avventure museali, varrà la pena ricordare il piccolo, tenero Museo della Vita Scolastica e dell'Educazione, il Centro per l'Arte Popolare e la Tradizione «Angeliki Hatzimichali», il Museo Ebraico di Grecia, il Museo Frissiras (che sfrutta gli ambienti di un palazzo progettato dall'architetto Ziller, fondamentale per la diffusione delle forme neoclassiche nell'Atene ottocentesca), il Museo della Storia dell'Università di Atene ed il Museo Kanellopoulos, una piccola ma deliziosa raccolta archeologica e bizantina alle pendici dell'Acropoli.

Tra le chiese bizantine, di cui bisogna sempre controllare gli orari di apertura prima di tentarne la visita (pena un giro a vuoto: quante volte ci è capitato!), citiamo le più rilevanti dal punto di vista storico e artistico. Agia Ekaterini, realizzata nel XI secolo, custodisce dipinti parietali antichissimi che hanno conservato colori vividi e si sporge su una piazza in cui è possibile ammirare le rovine di un stoà romana. Agios Nikolaos Rangavas, anch'essa dell'XI secolo, ci dà il benvenuto con uno dei suoi fianchi lunghi decorati con mattoni in stile cufico e poi ci accoglie nell'amena piazzetta della facciata tra alberi ombrosi e rosse begonie. Il suo campanile detiene un primato: fu il primo ad essere costruito in città dopo la cacciata dei turchi (che li avevano vietati) e a suonare le campane per annunciare la liberazione.

Agios Nikolaos Rangavas chiese ortodosse bizantine Plaka

Agios Nikolaos Rangavas, chiesa bizantina risalente all'XI secolo, presenta mura esterne decorate secondo schemi cari all'arte islamica

La chiesa degli Agioi Anargyroi è intitolata ai santi medici che, come i fratelli Cosma e Damiano, curavano i poveri senza ricevere compenso: in greco, la parola «anargyros» significa proprio «senza denaro». Fu eretta nel XVI secolo come parte di un convento e, fungendo da «metochion» (ossia da «ambasciata») del Santo Sepolcro, è la prima destinataria del Sacro Fuoco proveniente da Gerusalemme. Non c'è quindi da stupirsi se, la notte della Pasqua ortodossa, interni ed esterni della chiesa sono presi d'assalto da smisurate folle di credenti e sono anche stati testimoni di qualche scena di fanatismo finita in rissa. Concludiamo la nostra breve panoramica con la chiesa della Trasfigurazione, minuscola, quasi una cappella, incastrata sulle pendici settentrionali dell'Acropoli tra il Museo della Storia dell'Università di Atene e il Museo Kanellopoulos. Ci strappa sempre un sorriso la sua cupoletta particolarmente pronunciata, che fa cucù dall'alto.

Fermata della Metro: Syntagma, Acropolis, Monastiraki

 

Anafiotika

Le vie di Plaka che fiancheggiano il versante settentrionale dell'Acropoli si collocano in realtà in una zona ibrida che per alcuni è già Anafiotika, la quale amministrativamente è però parte di Plaka. Un cane che si morde la coda, insomma. In senso stretto, Anafiotika è un piccolo insediamento di case cubiche, prevalentemente dipinte a bianco calce ma talvolta anche di colori accesi come il giallo senape o il rosso pompeiano, che si arrampica sullo spigolo nord est della collina. Il suo confine orientale coincide con la candida chiesetta di San Giorgio della Roccia (Agios Georgios tou Brachou): se salendo i molti gradini per giungere fin qui oltre alla fatica cresce la convinzione di esservi persi, il buon San Giorgio vi rassicura sull'esattezza del vostro cammino! Procedete sicuri verso ovest ed avvisterete le prime casette.

San Giorgio delle Rocce Anafiotika quartieri Atene

San Giorgio delle Rocce, terrazza sul Licabetto e porta d'ingresso di Anafiotika

Il primo nucleo di Anafiotika fu realizzato negli anni Trenta dell'Ottocento da operai provenienti dall'isola di Anafi chiamati ad Atene da Ottone, primo re di Grecia, per la costruzione del suo palazzo. Si tratta di un'area molto diversa dal resto di Atene, con estetica e vibrazioni da isola greca piuttosto che da centro quasi assoluto di una metropoli cosmopolita. Anafiotika è scampata a vari tentativi integrali di demolizione; è vero che oggi sopravvivono solo 45 case cicladiche e che il quartierino aveva raggiunto dimensioni assai maggiori ma, nonostante qualcosa sia andato inevitabilmente perduto nel corso del tempo, per queste viuzze è ancora pulsantissimo un cuore "diverso", irrealmente silenzioso in quel caos matto e disperatissimo che è l'Atene contemporanea

Fermata della Metro: Syntagma, Akropoli, Monastiraki

 

Monastiraki

Il quartiere di Monastiraki è il cuore del cuore di Atene. Collegata a Piazza Syntagma da Ermoù, la via più commerciale e globalizzata di tutta la città, deve il nome alla sua piazza principale, la quale a sua volta lo deriva dalla chiesetta bizantina di Pantanassa che qui sorge. Incassata circa un metro al di sotto del piano camminabile attuale, quasi divorata dal tempo che passa, risale al X secolo ed è ciò che rimane di un complesso monastico più articolato: «Monastiraki», non a caso, significa proprio «piccolo monastero».

La piazza è una specie di ombelico del mondo in salsa ellenica. C'è di tutto, trasversale a tutte le epoche e a tutte le destinazioni d'uso: una stazione che è snodo fondamentale della metro ateniese, connettendo la linea 1 con la linea 3; un sito archeologico (la Biblioteca di Adriano), che a sua volta è affiancato ad una delle poche moschee superstiti della città (la Moschea Tzisdarakis, costruita nel 1759 e dépendance del Museo del Folklore Greco dalle alterne vicende, quasi mai aperta); la chiesa bizantina di Pantanassa di cui abbiamo già parlato; l'inizio di vie dedicate al souvenir spiccio, come Aiolou e Mitropoleos; l'affaccio del mercatino delle pulci, in via Ifestou, che se non fosse per Piazza Avissinias si ridurrebbe anch'esso al souvenir spiccio e poco più. Un vero e proprio mondo.

Piazza Monastiraki quartieri Atene metro moschea

Lo scorcio forse più fotografato di Piazza Monastiraki, quello con la Moschea Tzisdarakis in primo piano e l'Acropoli che si staglia sullo sfondo

Dall'alto, il Partenone ci guarda bellissimo e imperturbabile. Dal basso, sentiamo giungere il brulichio di cittadini e di turisti che si ammassano in metropolitana. Monastiraki ovviamente trabocca di locali di tutti i tipi, dalla taverna tradizionale al rooftop bar declinato secondo le sfumature più disparate. Noi siamo frequentatori assidui di Platanos, ristorante greco a prezzi abbastanza modici al 4 di Diogenous. Ci piace molto perché ha un'atmosfera tipica, placida ed informale e dispone di uno spazio verde tutto suo: una piazzetta sopraelevata tra Adrianou e Kyrristou magicamente insonorizzata rispetto all'incessante rumore di fondo delle vie del passeggio. Esteticamente è semplice, e proprio perché semplice è delizioso, senza tutte quelle pretese da grandeur dei locali di fronte all'Antica Agorà.

Un altro posto che raccomandiamo, questo sì con qualche pretesa (almeno di hypsterismo) è Vryssaki. È già bello che si chiami così, in onore dell'animato quartiere popolare che qui sorgeva e che fu sventrato in nome dei "sacri" principi dell'archeologia a partire dal 1931 (ne parliamo diffusamente qui, nel paragrafo sull'Antica Agorà). Entrate con la scusa di consumare un buon caffè o un'ancor più buona limonata artigianale e godetevi spazi, arredamento e dettagli decorativi di questo grazioso palazzotto. Dall'incantevole cortile interno pergolato alla terrazzina che su di questo affaccia, fino al mobilio antico, vintage e shabby (ci sono soffitti in legno, trombe di grammofono usate come lampadari e foto dei nonni in ogni dove!), questo posto è una galleria del vintage più gradevole ed esauriente di tante delle botteghe di Piazza Avissinias.

Il terzo locale che ci sentiamo di suggerirvi, questa volta ancora più dal profondo del cuore, sorge proprio qui e si chiama, manco a dirlo, Cafe Avissinia. Ha tutto: affaccio sulle bancarelle sgangherate della piazzetta, che profumano già di caos mediorientale; interni che mescolano antiquariato turchesco e modernariato più schiettamente greco; una terrazza da cui vi sembrerà di toccare l'Acropoli con un dito. Il cibo è delizioso, il servizio effettuato fino a tardi (soprattutto in estate, in cui sarà possibile mangiare abbondantemente anche dopo un concerto all'Odeion di Erode Attico finito ad ore improbabili) e, se sarete tra gli ultimi clienti, potrete assistere ad impagabili performance improvvisate di rebetiko, la toccante musica degli emarginati di inzio Novecento. Ci teniamo a precisare che questo breve elenco non deriva da sponsorizzazioni: nasce, al contrario, dalla nostra convinzione che talvolta sia più facile percepire l'anima di una città attraverso i suoi luoghi d'incontro e la sua varia umanità che non attraverso i suoi monumenti.

Vryssaki locali quartiere Monastiraki Atene

Un esterno e un interno di Vryssaki, vivace locale vintage il cui nome è un tributo all'omonimo quartiere qui raso al suolo ad inizio Novecento

E di monumenti, a Monastiraki, ce ne sono pure tanti! Anzi, tantissimi, e magnifici, come quelli organizzati nei siti archeologici dell'Antica Agorà (in realtà, per la maggior parte di competenza territoriale di Thissio), dell'Agorà Romana e della Biblioteca di Adriano. Di essi raccontiamo ampiamente qui. Vi è anche la Stoà Pecile, visibile solo dall'esterno e ancora parecchio raffazzonata, che gli antichi ci descrivono come dipinta in tanti colori vivaci.

Sul limitare del quartiere sorge anche la piazza delle Metropoli, ossia delle cattedrali, quella piccola (anzi, piccolissima) e quella grande. La Piccola Metropoli, avendo doppia dedica, ha un nome ufficiale lunghissimo, abbastanza complicato da portare a mente: Santa chiesa della Panagia Gorgoepikoos e di Sant'Eleuterio (dove «Gorgoepikoos» significa «rapida a corrispondere alle grazie»). Adorabile nelle sue forme minute, costituisce un esempio unico in città di chiesa realizzata a partire dal riutilizzo di materiale prelevato da architetture precedenti. Non rimanete troppo stupiti, quindi, se ammirandone gli esterni v'imbatterete in croci e creature mitologiche affrontate di vario tipo, in un nudo maschile barbuto, in un buffissimo leone dal volto gattoso che azzanna un cervo... un vero e proprio bestiario medievale, insomma. Sebbene ritenuta del XII secolo, alcune lastre successive a questa data ed il fatto che una di esse sia stata citata da un viaggiatore del '400 come presente in un sito archeologico, e quindi non ancora montata sulla chiesa, spostano l'anno della sua costruzione alla seconda metà del XV secolo. La moderna Cattedrale Metropolitana dell'Annunciazione, eretta tra il 1842 ed il 1862, affianca la Piccola Metropoli e la sovrasta con le sue dimensioni colossali. Si contraddistingue per un esterno imponente ma semplice, con una facciata a due campanili, e per un interno a tre navate riccamente dipinte sormontate da matronei.

Chiese bizantine ortodosse Monastiraki Metropoli Agia Dynami            Alcune tra le chiese più significative nei pressi di Monastiraki: la Piccola Metropoli, la Grande Metropoli e Agia Dynami, ossia Davide e Golia

Per vedere qualcosa che "solo ad Atene", recatevi all'Electra Metropolis Athens, a Mitropoleos 15, a poca distanza da Piazza Syntagma. V'imbatterete in qualcosa di straordinario: una chiesa microscopica sfuggita alla crudele distruzione di massa del patrimonio artistico bizantino si erge in tutta la sua lillipuzianità tra i giganteschi pilastri del portico. Si tratta di Agia Dynami. Realizzata nel XVI secolo (in piena dominazione ottomana, dunque), il suo nome fa riferimento alla forza che la Vergine Maria dona alle donne incinte che qui vengono a pregarla, devote. Si racconta che proprio all'interno di Agia Dynami, negli anni della rivoluzione greca, i turchi obbligassero i cittadini del quartiere a realizzare munizioni per il loro esercito; a fine giornata, però, gli ingegnosi ateniesi riuscivano sempre a imboscarne una piccola quantità per le fila della resistenza trasportandole dentro sacchi della spazzatura. Quando negli anni '50 il governo acquisì il lotto di terreno per costruirvi la sede del Ministero della Pubblica Istruzione e della Religione, la grande rilevanza storica e devozionale di Agia Dynami fu fatta valere e la chiesa fu così preservata. Solo nell'autunno del 2016, dopo anni di abbandono e di degrado, l'edificio  che la sovrasta riaprì sotto le attuali sembianze di hotel a cinque stelle.

Nel bel mezzo della lunga Ermou assistiamo ad un altro di questi miracoli di resistenza al corso degli eventi: la chiesa della Presentazione di Maria al Tempio, meglio conosciuta come Kapnikarea. Si ritiene che sia stata costruita nell'XI secolo, ma la prima fondazione protrebbe essere molto più antica e risalire al V secolo per volontà di Eudocia, sposa dell'imperatore Teodosio II. L'edificio attuale, sprofondato rispetto al moderno piano di camminamento, è il risultato della fusione di tre diverse unità architettoniche che si sono intersecate nel tempo. Gli interni, affrescati in varie epoche in ogni loro più remoto angolo, trasmettono una sensazione di pace e avvolgenza: sì, anche la Kapnikarea è una di quelle insperate oasi di silenzio nel bel mezzo del caos ateniese più totale, che pure tanto ci piace. Per nostra fortuna, è riuscita a scampare a ben due delibere di distruzione: quella del 1835, quando re Ottone ed i suoi architetti, in pieno fanatismo neoclassico, avevano in programma di eliminare questa e tante altre "escrescenze bizantine"; e quella del 1863, successiva alla cacciata del sovrano. La Kapnikarea ringrazia, e noi con lei.

Fermata della Metro: Monastiraki

 

Psirri

Psirri è il quartiere che si dipana immediatamente oltre Monastiraki, a nord delle trafficata Ermou. È per Atene quello che per Salonicco è Ladadika, ossia uno dei quartiere della movida: tracima di enormi murales, di ristoranti e di vivacissimi locali. Soprattutto questi ultimi sono caratterizzati da un'estetica unica che a volte sconfina nel kitsch, data la sovrabbondanza di colori, oggetti, fiori finti e chi più ne ha più ne metta. Ma, si sa, a qualcuno piace kitsch (e perché no?)! Esemplare in questo senso è la frequentatissima pasticceria Little Kook, un piccolo luna park iperdecorato e iperilluminato che, avendo lasciato con disinvoltura la sobrietà a casa, suscita non poca allegria.

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Un'esplosione kitsch in technicolor: Little Kook a Psirri (©Ian Anderson)

Non ci sono resti della celebrata antichità classica o glorie dell'arte bizantina, a Psirri. Al massimo una discoteca decadente, la Cantina Social, che mette ottima musica, ed alcuni teatri alternativi come l'Apothiki, l'Ivi e l'Eborikòn. Gli Ateniesi lo considerano un quartiere sì divertente, ma anche sull'orlo della rovina per eccesso di gentrificazione. Dopo una visita da queste parti, a voi il giudizio definitivo.

psiri vibes atene

Psiri Vibes - la nostra simpatica scelta di hotel a Psirri

In realtà, un superstite dei tempi che furono a Psirri ancora c'è: si trova al 70 di Euripidou ed è la cappella di San Giovanni alla Colonna. Non è di facile reperimento, nascosta com'è in un cortile, ma non appena la vedremo capiremo di averla trovata: la suddetta colonna (corinzia), infatti, non è collocata di fronte o di fianco alla chiesa, come potremmo pensare, ma... ne buca il tetto! Si dice che essa provenga da un antico santuario dedicato ad Asclepio, di greco della medicina, e al dottore ateniese Taxaris, specialista nella cura delle febbri alte. La leggenda vuole che San Giovanni, anch'egli un guaritore da febbri alte, avesse "seminato" nella terra fili di vari colori, ponendovi sopra questa colonna, per poi raccomandare ai malati di portare qui un filo del colore relativo alla loro malattia, farvi tre nodi e chiedere tre volte di esserne liberati. La malaria che imperversò in città fino al XX secolo ha reso questa chiesa un luogo particolarmente popolare tra i fedeli.

Fermata della Metro: Monastiraki

 

Thissio (Thiseio)

Thissio è aria di casa. Eh sì, perché pur collocandosi in pieno centro fino a sfiorare Adrianou e l'Antica Agorà ed essendo esso stesso sede di locali particolarmente amati per il brunch o un drink serale, ad ovest dell'ampio camminamento di Apostolou Pavlou partono una serie di vie che sono già "normalmente" residenziali, costituite da semplici ma graziosi palazzotti di pochi piani. Non è raro imbattersi in qualche facciata déco più ricercata delle altre, ed anche l'archeologia industriale è qui presente e viva.

Vi troviamo infatti l'ex fabbrica di cappelli Poulopoulos, che aprì i battenti nel 1890 e che conobbe una forte espansione con lo scambio delle popolazioni tra Grecia e Turchia negli anni '20 per poi declinare sotto i colpi dell'invasore tedesco. Ciò che di essa rimane è stato dichiarato di rilevanza storica dal governo greco nel 1985 ed oggi ospita il Centro Culturale «Melina Mercouri». Il pianoterra accoglie un museo dedicato al Teatro delle Ombre e alle dinastie di artigiani/cantastorie che ad esso hanno dato vita; il primo piano riproduce uno scorcio dell'Atene Belle Époque con tanto di esposizione di cimeli.

Thissio Thiseio quartieri Atene Centro Culturale Melina Mercouri

Parte degli spazi dell'ex fabbrica di capelli Poulopoulos ospitano ora il Centro Culturale «Melina Mercouri»

Il quartiere deve il suo nome all'eroe ateniese per eccellenza, Teseo (quello che liberò Creta dal giogo del Minotauro, tanto per intenderci), perché si pensava che il tempio dorico nell'Antica Agorà fosse a lui dedicato. A trarre in inganno, alcuni bassorilievi che effettivamente raffigurano Teseo in varie imprese da lui compiute, tra cui ricordiamo la battaglia contro i Centauri. È ancora possibile ammirare la Centauromachia lì dove era stata originariamente collocata, nel fregio occidentale di quel tempio che oggi sappiamo essere dedicato senza ombra di dubbio al dio Efesto, protettore degli artigiani, dato che su quest'area sorgevano varie officine di ceramisti e di bronzisti. La zona, però, mantenne il nome di Thissio ed esso venne dato anche alla pratica stazione della linea 1 della metropolitana, una delle più antiche della città, che qui sorge e che arriva al Pireo in poche fermate. All'eroe è dedicato anche un parco pubblico presidiato da una sua statua moderna dalle fattezze classiche, subito ad ovest del sito archeologico. Da queste parti non sarà difficile imbattersi in loquaci pappagallini verdi che svolazzano tra le fronde, su cui hanno realizzato magnifici nidi.

Oltre all'Antica Agorà, uno dei must visit dell'intera capitale, non mancano altri luoghi notevoli dell'archeologia soprattutto lungo l'ampia Apostolou Pavlou, che alla sua estremità meridionale sfocia in Dionysiou Areopagitou. Essi sono il Santuario di Zeus, il Santuario di Pan e l'Area di Stenopos Kollytis, che conserva un meraviglioso mosaico pavimentale. Non si paga il biglietto perché in realtà non si accede da nessuna parte: è possibile soltanto osservare dalla passeggiata, dietro le reti di protezione, ed immaginarsi da lì ciò che furono questi gloriosi resti nell'antichità.

Thissio Thiseio quartieri Atene Tempio di Efesto

A sinistra, il magnifico Tempio di Efesto fa cucù fra gli alberi dell'Antica Agora; sulla destra, sono visibili alcune scene del fregio con la Centauromachia

Tra i musei del quartiere, abbiamo già parlato qualche paragrafo più in alto del Centro Culturale «Melina Mercouri». Vale la pena spendere qualche parola anche per il Museo Herakleidon, situato nella via omonima (di cui esiste pure la traslitterazione «Iraklidon»), accolto negli spazi di due edifici neoclassici recentemente restaurati. Fondato nel 2004 da Paul e Anna-Belinda Firos, ha l'obiettivo di spiegare la matematica e la scienza per come erano percepite dagli antichi greci, ossia indissolubilmente legate ad arte, religione e società. Qui è conservata la ricostruzione più entusiasmante del Meccanismo di Anticitera, una sorta di antenato del nostro computer, sebbene l'originale sia conservato (assai manchevole: solo un terzo di esso è sopravvissuto alle ingiurie del tempo) al Museo Archeologico Nazionale.

Se Thissio sfiora la Pnice, nell'antichità sede dell'ecclesia (ossia dell'assemblea dei cittadini ateniesi), è invece di sua stretta pertinenza territoriale un altro dei colli della capitale: quello delle Ninfe. Verde e roccioso allo stesso tempo, tranquillo e con alcuni punti panoramici davvero privilegiati, è un luogo magico, ricco di fascino e di tradizioni che dai culti pagani si sono riversate nella religione cristiana. Qui si trova una roccia nota a generazioni di donne ateniesi, passata alla storia come «scivolo della fertilità», che si credeva assicurasse a quelleincinte un parto senza problemi e a quelle infertili una pronta gravidanza, semplicemente in seguito allo sfregamento del corpo su di essa. Non a caso la maestosa chiesa realizzata lì vicino negli anni '20, una struttura a cinque cupole innalzata su resti di edifici preesistenti, è stata dedicata ad Agia Marina, protettrice di bambini e donne incinte, ed è tra le location privilegiate per la celebrazione dei matrimoni degli ateniesi.

Sul cucuzzolo della collina delle Ninfe dal 1842 fa anche capolino un complesso a croce, con i lati orientati verso i quattro punti cardinali e coronato, al centro, da una cupoletta color piombo. Non è una chiesa, bensì l'Osservatorio Nazionale di Atene, che può fregiarsi di alcuni primati. Finanziato dal benefattore Georgios Sinas è infatti la più antica fondazione di ricerca in Grecia ed il primo edificio progettato nella capitale dall'architetto danese Theophil Hansen, che da lì a poco avrebbe trasformato il volto della città con i suoi palazzi neoclassici (su tutti, lo Zappeion, l'Accademia e la Biblioteca).

In quanto a locali: per la colazione mattutina (o l'ibrido che vorrete) consigliamo vivamente Artopoleion; per la sera, cena da Retro Gastro - The Funky Taverna of Athens. Entrambi su Iraklidon, aggiungono alla ghiotta tradizione culinaria greca uno spruzzo di modernità, simpaticamente alternativo. Sono posticini belli e confortevoli dove carburare prima di una lunga giornata. O decomprimere, secondo le vostre esigenze.

Cinema Thision all'aperto AteneAtmosfera rétro e platea quasi piena per il Cinema Thision

Ma l'esperienza davvero imprescindibile da fare a Thissio è quella del cinema all'aperto (battezzato «Thision», manco a dirlo). Non importa se il film non è di un genere propriamente di vostro gusto, non importa nemmeno se è trasmesso in una lingua che non capirete (la sala proietta soprattutto in inglese): il fascino un po' retro del grande schermo sotto la cupola del cielo, con il tramonto che scivola via via nel buio della notte stellata e con l'Acropoli alla vostra destra a farvi da angelo custode, è un emozione che non ha prezzo. Meglio scendere dalle nuvole, allora, e concedersi la gratificazione più materiale di pop corn e birra fresca, da consumare pian piano perché tanto c'è il pratico tavolino di ferro su cui appoggiarli. Per un divertimento popolare a tutto tondo, che purtroppo da noi è andato sparendo.

Fermata della Metro: Thissio

 

Gazi/Kerameikos

Il quartiere di Gazi s'identifica in tutto e per tutto con la sua Tecnopoli, un centro culturale d'eccellenza che usa gli spazi di un vecchio gasometro (proprio da ciò deriva il nome «Gazi» del quartiere) dopoché quest'ultimo è stato recuperato seguendo i moderni dettami di tutela e di ridestinazione del patrimonio archeo-industriale. Pannelli descrittivi disposti nei vari edifici del complesso costituiscono un museo diffuso sulla storia e sul funzionalmento della vecchia centrale. Sono inoltre presenti spazi espositivi, una ludoteca, una sala prove per gruppi musicali, un bar e un ristorante.

La Tecnopoli è diventata un luogo di riferimento della movida e dell'intrattenimento ateniese grazie ad eventi delle tipologie più disparate che ciclicamente organizza e ospita. Tra di essi, il Jazz Festival, la Athens Music Week, la Full Moon Fiesta e, ultimo ma non meno importante, la Christmas Factory, che per un mese e mezzo sotto Natale accende il quartiere con luci mirabolanti, giostre, bancarelle ed un albero decorato che sfida in altezza i camini dell'ex-fabbrica!

L'ingresso alla Tecnopoli è gratuito, ma potrebbe essere richiesto il pagamento di 1 € per accedere ai vari edifici che ne costituiscono il museo diffuso. Usiamo il condizionale perché, quando siamo andati noi, non era presente il servizio di biglietteria.

Gazi è anche diventato, e a ragione, uno dei fulcri della vita notturna della capitale, nonché una zona interessante in cui mangiare. Qui, infatti, lungo il lato sud della piazza, troverete taverne in abbondanza: l'ideale per immergersi in un'atmosfera quasi esclusivamente greca e sfuggire al delirio dei ristoranti turistici di Plaka e Monastiraki. Ci sono poi vari teatri alternativi di piccole dimensioni e la Gazi Music Hall, importante venue per concerti di musica di tutti i tipi con una capacità di 4000 spettatori.

Technopolis Gazi sito archeologico Kerameikos

L'inconfondibile sagoma di un gasometro all'interno della Tecnopoli e la Stele di Dexileos, uno dei monumenti funerari da ammirare nell'antico Kerameikos

Il quartiere di Kerameikos, stretto tra Gazi a sinistra e Psirri a destra, vive come questi ultimi due di una nuova, febbrile vibrazione post-industriale. Non c'è molta bellezza nel senso stretto del termine, da queste parti, ma abbondano bar e ristoranti che intrecciano istanze antiche e moderne, sempre sotto il segno di una nuova destinazione d'utilizzo: officine trasformate in locali di tendenza; cortili interni che, arredati con tavolini in ferro e sedie di plastica intrecciata, fanno tanto circolo ARCI anni '60; vere e proprie collezioni di modernariato che fungono da ristoranti vegan friendly, e così via... Ci ricordano un po' NoLO a Milano e ci trasmettono tanta simpatia.

Vera star storico-artistica è il meraviglioso sito archeologico che dà il nome al quartiere, il Kerameikos appunto, di cui parliamo abbondantemente qui. Per il resto, abbiamo il Museo Benaki di Arte Islamica, come tutte le sedi espositive che rientrano nel circuito Benaki bellissimo, coltissimo e lindissimo; il commovente Museo degli Esiliati Politici Ai Stratis (Agios Efstratios), così chiamato per la piccola isola dell'Egeo tristemente celebre per essere destinazione quasi certa degli esuli politici; la chiesetta bizantina degli Agioi Asomatoi (letteralmente «santi incorporei») dell'XI secolo, minuscola, infossata nel terreno, quasi sempre chiusa ma molto graziosa. Dal punto più meridionale della piazza, verso est, comincia quel tratto di Adrianou traboccante di bancarelle del bric-à-brac che è uno spasso osservare: potrete trovarvi di tutto, dal tesoro nascosto alla testa di Barbie coi capelli rasati a zero.

Fermata della Metro: Kerameikos

 

Kolonaki

Kolonaki è il quartiere "bene" della città, situato alle pendici meridionali del Colle del Licabetto. C si può girare intorno quanto si vuole, ma questo è il modo più immediato per descriverlo. E che sia tanto chic ed istituzionale non è certo un male. Anzi. È proprio qui, su Leoforos Vassilissis Sofias e nelle sue immediate vicinanze, che si affacciano i centri del potere e della cultura: all'angolo con Piazza Syntagma, c'imbattiamo nientepopodimeno che nel Parlamento ellenico che sfuma nel Giardino Nazionale; si avvicendano poi in rapida successione l'Ambasciata d'Italia, l'Ambasciata del Belgio, la sede centrale del Museo Benaki, l'Ambasciata del Perù, l'Ambasciata dell'Austria, quelle del Brasile e del Portogallo, il Museo di Arte Cicladica, il Liceo di Aristotele (che nasconde dietro di sé il conservatorio della città), il Museo Bizantino e Cristiano, il Museo della Guerra, l'Ambasciata britannica, il Parco Rizari, la Galleria Nazionale/«Museo Alexandros Soutsos» e così via... Chi più ne ha più ne metta, il tutto (o quasi) plasmato secondo le aggraziate forme volute dagli architetti neoclassici che hanno ricostruito Atene nell'Ottocento.

Qui troverete alcune delle gallerie di arte contemporanea tra le più qualificate e fornite. A noi piace in particolar modo Zoumboulakis, in Kriezotou, l'ideale per fare (o farsi) un regalo non per forza troppo impegnativo dal punto di vista economico. Sulla stessa via, praticamente di fronte, troviamo una delle tante sedi distaccate del Museo Benaki, la Galleria Ghika. Chi pensa di cavarsela in fretta perché crede che sia dedicata solo all'operato di un unico artista, Nikos Hadjikyriakos-Ghikas, appunto, sbaglia di grosso. Come noi la prima volta: siamo andati pensando di passarci soltanto un'ora, e invece ci siamo rimasti l'intero pomeriggio!

Innanzi tutto, attenti agli orari d'apertura: ci sono giorni in cui il museo non apre proprio i battenti. Di fatto, è possibile visitarne spazi e collezioni solo il venerdì e il sabato dalle 10:00 alle 18:00. Se potete, e soprattutto se capitate ad Atene nei dintorni del fine settimana, ve lo consigliamo con tutto il cuore perché è un luogo avvolgente e ispirato. Non si tratta infatti della mera casa-studio del pittore Ghika, formatosi artisticamente a Parigi coi cubisti Picasso e Braque. Dei cinque piani che compongono l'edificio, i due più alti conservano intatti la colorata, eccentrica ma elegantissima dimora del pittore, mentre ai primi tre s'articola un'esibizione permanente che omaggia il genio greco dell'ultimo secolo, una specie di pantheon di cimeli gustosissimi. Potrete osservare da vicino i premi Nobel vinti dai poeti Giorgos Seferis e da Odysseas Elytis; la corrispondenza scherzosa tra Vittorio Gassman e Katina Paxinou (attrice pireota nota al nostro cinema per aver interpretato la madre di Alain Delon nel celebrato Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e che detiene il primato di essere stata la prima non statunitense a conquistare un Oscar alla miglior attrice non protagonista); uno degli Oscar portati a casa dal film Zorba il Greco di Michael Cacoyannis.

Kolonaki quartieri Atene Museo Benaki Ghika

I piani alti del Museo Ghika ospitano ancora gli ambienti della casa dell'artista

È chiaro dall'elenco che abbiamo snocciolato all'inizio che, per chi ama l'intrattenimento museale, Kolonaki è il posto giusto. Parleremo diffusamente di ogni singolo museo in un'altra pagina. Per adesso basti sapere che non c'è visita ad Atene che possa dirsi completa se non passa per il Museo Benaki di Cultira Greca, istituito nel 1930 da Antonis Benakis per onorare la memoria del padre Emmanuel ed ospitato nella palazzina di famiglia, ovviamente neoclassica. Dopo alterne vicende, ha riaperto i battenti nel 2000 candido e scintillante, sciorinando agli spettatori un patrimonio artistico incredibilmente vario e di qualità altissima che attraversa tutte le epoche della cultura e della storia greca, finalmente in un'ottica non nazionalistica ma di esaltazione di tutte le influenze straniere che nel corso dei secoli le hanno plasmate e permeate. Siamo ai livelli di eccellenza assoluta: non fatevelo scappare! Tra l'altro, il bookshop collocato al pianoterra offre una gamma vastissima ed articolata di pubblicazioni e di oggetti (dalla riproduzione archeologica al gioiello) con cui viziarsi, mentre all'ultimo piano terrazzato è possibile decomprimere e ristorarsi (oltre che riprendersi da eventuali sindromi di Stendhal) al caffè Dipnosofistirion, che opera ininterrottamente dalle 10:00 all'1:00. La ciliegina sulla torta? Tutti i giovedì dalle 18:00 a mezzanotte l'ingresso è gratuito!

Merita considerazione anche il Museo di Arte Cicladica, fondato nel 1986 per volere di Nikos e Dolly Goulandris al fine di ospitare la loro ricca collezione. Avete presente quegli omini dalle fattezze stilizzate sbozzati nel marmo? Ecco, il nucleo principale della raccolta si articola su di loro, a cui è dedicato un intero piano dell'esposizone permanente nell'edificio principale, realizzato nel 1985. Sei anni più tardi, il museo ha acquisito la confinante Villa Stathatos, progettata a fine Ottocento dal solito Ziller per la famiglia omonima in forme neoclassiche particolarmente ricercate (incantevole l'ingresso, posto su uno spigolo concavo, costituito da un portico colonnato a base ovale). In genere, in quest'ala vengono allestite le mostre temporanee.

Di fronte a Villa Stathatos la nostra attenzione viene attirata da un palazzo un po' diverso da quelli bianco-colomba e biscottino a cui il Leoforos Vassilissis Sofias ci aveva abituato finora. Si tratta sempre di un'architettura progettata nel XIX secolo (precisamente nel 1848), ma è di un colore grigiastro ed il suo prospetto ricorda più quello di un severo castello medievale con massicce torri angolari che un'aerea palazzina classicheggiante. Si tratta del Museo Bizantino e Cristiano, nato come Villa Ilissia per la Duchessa di Piacenza Sophie de Marbois-Lebrun, su progetto di Stamatios Kleanthis. Il museo, forse il più importante di Grecia nel suo settore, espone opere bizantine realizzate sotto l'Impero di Costantinopoli fino alla sua caduta (avvenuta nel 1453). Sul retro si apre un bel giardino verde che confina col Liceo di Aristotele e con il conservatorio e che dà ricetto a reperti originali e copie della tarda antichità; non mancano una piccola zona coltivata a roseto ed un Bistrot, non a caso chiamato Ilissia, più suggestivo dentro che fuori (se troverete posto nella piccola sala).

Kolonaki quartiere Atene palazzo cisterna piazza Dexameni

Sulla sinistra, un tipico palazzo elegante del quartiere; sulla destra, uno scatto della cisterna "rubato" oltre le transenne in Piazza Dexamenì

Del Liceo di Aristotele e del suo status di luogo del cuore abbiamo già detto diffusamente qui. Questo non è però l'unico rudere glorioso del quartiere: ce ne sono almeno altri due, ed il primo di cui vogliamo parlarvi è il diretto responsabile del nome del quartiere. Si tratta di una colonna senza capitello alta due metri affettuosamente ribattezzata «colonnina», che guarda caso in greco si dice proprio... «kolonaki»! Lo slargo su cui è stata collocata dopo il restauro, ufficialmente Plateia Filikis Etaireias («Piazza della Società Amichevole», in onore dell'associazione segreta balcanica che supportò l’indipendenza greca.), viene anch'essa più frequentemente menzionata come Plateia Kolonakiou che con il suo appellativo ufficiale.

Il secondo "amabile resto" è il serbatoio d'acqua in Piazza Dexamenì («dexamenì» significa, appunto, «cisterna»), un serbatoio che fungeva da bacino d'arrivo dell’Acquedotto di Adriano, fatto costruire dall'imperatore romano a partire dal Monte Parnitha nel 140 d.C. ed ancora oggi funzionante (ah, gli ingegneri di un tempo!). Ora le sue pareti sono transennate ed è addirittura difficile vederlo da lontano (sempre che lo sprezzo del pericolo non vi porti ad arrampicarvi come una capra cretese su una sottile porzione di muretto), ma sono più che visibili il cinema all'aperto, col suo sapore romantico-vintage, una statua dedicata ad Odysseas Elytis, un bar con tanti tavolini e l'inizio della scarpinata per la vetta del Licabetto (anche il cammino per arrivare fin qui in realtà non è proprio il massimo della facilità, dato che la pendenza comincia a farsi sentire).

E poi, locali da bella vita e shopping, shopping, shopping. Le tante strade pedonali permettono di rimbalzare con disinvoltura da una vetrina all'altra. Via Voukourestiou, via Anagnostopoulo e via Skoufa ospitano le grandi firme internazionali, soprattutto italiane e francesi, quelle con cui si va sempre sul sicuro ma che omologano ogni capitale europea in un non luogo un po' anonimo. Sono invece i negozi di arredamento, abbigliamento, calzature, cosmetica e cibo di qualità con un concetto identitario di fondo a fare la differenza. Qui tutto è speciale, definito da un mix perfetto di artigianalità, istanze etiche e gusto vintage che vince sempre.

Luogo iconico in questo senso è l'Apivita Experience Store (forse vi sarete già imbattuti in questa linea in qualche hotel particolarmente ricercato), che offre vendita di prodotti ed esperienze in loco di vario tipo. Se al pianterreno verrete salutati da un tavolo composto da alveari, su cui sarete omaggiati di un tè caldo addolcito con miele, in quelle superiori potrete concedervi un trattamento spa o o una spremuta arricchita di superfood biologici al Juicy Bee Bar, oppure fare incetta di prodotti presso la parafarmacia. Sarete più naturali, più etici e forse anche più belli che non ad aver comprato un abito firmato!

Fermata della Metro: Syntagma, Evangelismos

 

Exarchia

Quando pensiamo ad Exarchia, le parole che ci vengono in mente fanno riferimento allo stile di vita più alternativo che potremmo immaginarci: attivismo politico, manifestazioni, occupazione, esproprio proletario, lotta al sistema, opposizione alla gentrificazione, street art. La piazza che porta il nome del quartiere, Plateia Exarcheion, è uno dei luoghi più duri della città, dove gli abitanti si fanno maggiormente intransigenti nel contrasto alle logiche del capitale e alle tendenze dell'omologazione. Essa è stata recentemente teatro di feroci scontri. Proprio qui, infatti, dovrebbe sorgere (e a questo punto è certo che sorgerà) una delle principali fermate della linea 4 della metropolitana, la gialla, i cui lavori finiranno nel 2030. Il progetto ha suscitato la contrarietà degli abitanti, che hanno vivacemente protestato contro il riassetto di quello che ritengono il fulcro storico e sociale della loro comunità e l'ennesimo tassello di una gentrificazione galoppante. Ci sono stati scontri e arresti, ma la stazione della metro si farà.

Qualcuno definirebbe Exarchia "pericolosa", ma è pur vero che in uno scenario così ribollente di passioni c'è del fascino. Di sicuro, questo non è un posto dove la polizia è amata e benvoluta, eppure in cui la polizia c'è, in quantità calcolabili in pullmanate (è vero: interi pullman costantemente parcheggiati a lato di alcune vie brulicano di poliziotti pronti a sgusciare fuori).

Exarchia, che si trova dietro piazza Omonia e che inspiegabilmente condivide via Ippokratous con la raffinata Kolonaki, è la capitale anarchica della Grecia, e non per modo di dire. Come dicevamo prima, retate, controlli, risse se non all’ordine del giorno avvengono comunque puntuali ad ogni anniversario importante, ad ogni ricorrenza, ad ogni sgombero... È anche il cuore di Atene per chi pratica uno stile di vita non omologato, per chi ama la street art (che qui omaggia eroi dell'anarchia locale ed ha il suo museo a cielo aperto in via Tzavella), per gli universitari e per quelli che non lo sono più ma lo rimangono dentro. Exarchia sa essere spietata come poche, ed un giro da queste parti è necessario per conoscere lo spirito ribelle della città. Il nostro Tour Politico e Sociale di Atene racconta, fra le altre cose, la storia e il carattere del quartiere: prenota qui la tua visita! Sarai accompagnato da una guida esperta che ti mostrerà le opere di street art più importanti, te ne racconterà l'origine e ti parlerà più in generale del passato e del presente di una dele zone più vive della capitale.

Exarchia quartiere anarchico Atene murales

Il cuore anarchico di Exarchia pulsa anche attraverso i suoi murales

Ad Exarchia ci sono però anche molti posticini che staccano temporaneamente la spina dalla lotta più accesa concentrandosi sull'ingegnosità artigianale e sui piaceri del palato, siano essi basati sulla semplicità di sapori antichi o sulla soddisfazione di esigenze alimentari come il vegetarianesimo ed il veganesimo. Abbiamo così enoteche, ristorantini, locali da drink pre o post cena, pasticcerie...

A proposito di queste ultime, è impossibile non citare l'ottima Afoi Asimakopouloi, che opera ininterrotamente negli stessi vani in Charilaou Trikoupi 82 da oltre cent'anni. Eh sì, era il 1915 quando da queste parti sorse una rivendita di latte fresco, burro e yogurt e risale a quindici anni dopo il rilevamento dell'attività da parte della famiglia che ancora oggi le dà il nome. I quattro fratelli Asimakopoulos aggiunsero prodotti di pasticceria e gelato al basico menù iniziale, e la stella del locale cominciò a brillare. Se gli yogurt (di latte di mucca, di pecora o di capra, a vostra scelta) la fanno ancora da padrone, col passare del tempo si sono gudagnati un posto d'onore anche le praline di cioccolata (anche senza zucchero), lo tsoureki (il tipico pane pasquale, dolce e intrecciato) e i kourabiedes (i biscotti alla mandorla della tradizione natalizia greca).

Anche l'intelletto troverà grande soddisfazione ad Exarchia. Qui sorgono infatti cinema all'aperto come l'Ekpan e e il Panathinea; scene alternative come il Teatro Fournos, il Teatro Lampeti e il Teatro Zina; case editrici indipendenti presso le quali è possibile sedersi a chiacchierare con il proprietario, come Aiora. Ma il posto d'onore nell'ambito dell'intrattenimento culturale del quartiere è senza dubbio occupato dal mastodontico Museo Archeologico Nazionale, custode di tesori tra i più inestimabili dell'arte occidentale: la Maschera di Agamennone, il Poseidone (o Zeus?) e il Fantino di Capo Artemisio, l'Afrodite pudica di Siracusa, il Diadumeno di Delos) e letteralmente migliaia di altri.

Politecnico Exarchia rivolta dittatura colonnelli

Il Politecnico con, davanti a destra, il monumento sul quale ogni 17 novembre decine di mazzi di fiori commemorano le vittime della rivolta

Accanto al museo, confinante col suo lato meridionale, troviamo il Politecnico, istituzione universitaria tra le più antiche e prestigiose di tutta Grecia. Il suo nome, almeno per noi non-greci, è soprattutto legato alla ribellione contro la Dittatura dei Colonnelli del novembre 1973. La giunta militare arrivò a far intervenire i carri armati contro gli assediati nel campus, con il risultato ultimo di rafforzare in tutta la nazione sentimenti d'intolleranza rispetto al dispotismo del governo. Purtroppo molti furono i morti ed ancora di più gli arrestati, poi torturati, dalla polizia militare. I Colonnelli caddero ochi mesi dopo, nel luglio del 1974, e da allora il 17 novembre di ogni anno istituzioni e società civile commemorano la rivolta e i suoi caduti.

Due sono le grandi aree verdi su cui può contare Exarchia: la Collina di Strefi e il Pedion tou Areos. La prima ha un'altezza esigua (solo 150 metri), ma dalla sua cima sono comunque visibili l'Acropoli e il Licabetto. Ex cava di pietra, è adesso piuttosto ricca di vegetazione e in quanto tale è un punto di riferimento per gli amanti dell'attività sportiva e del passeggio, con o senza cane. La seconda sorge in realtà già al di fuori del quartiere, ma ne condivide per un buon tratto il confine settentrionale che coincide con Leoforos Alexandras. Il Pedion tou Areos (nome traducibile in italiano come «Campo Marzio») è uno dei parchi più grandi di Atene; nato nel 1934 con l'intento di omaggiare gli eroi della Rivoluzione Greca, è stato recentemente rinnovato, ripulito e rinverdito.

Fermata della Metro: Panepistimio, Omonia, Victoria

Testo e Foto: © Ilaria Badino, se non diversamente specificato